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La normativa nazionale attualmente in vigore manifesta un atteggiamento di favore nei confronti dello sportivo dilettante. Tale favore nasce dalla considerazione della indubbia rilevanza sociale dello sport dilettantistico e del positivo effetto che lo sport produce su chi lo pratica, anche e non solo sotto il profilo della salute fisica. Si pensi, per fare un esempio, al ruolo sociale fondamentale che lo sport svolge nei quartieri degradati di molte città italiane.

Ed è proprio alla luce di queste valutazioni che sono state introdotte diverse normative, negli ultimi anni, tra le quali la nota legge 342/2000 che hanno dato vita ad aree di vera e propria neutralità fiscale (o di imposizione molto contenuta). I compensi e/o rimborsi corrisposti ai sensi e per gli effetti di cui alla legge 342/2000 si configurano quali “redditi diversi” ai sensi dell'articolo 67 del D.P.R. 917/86 (T.U.I.R.). Detto articolo stabilisce che per qualificare un reddito come "diverso" sia necessario che lo stesso non venga percepito nell'esercizio di arti e professioni, e nemmeno in relazione alla qualità di lavoratore dipendente. Precisa infatti la lettera m) di detto articolo, che non costituiscono redditi di capitale “le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari di spesa, i premi e i compensi erogati ai direttori artistici ed ai collaboratori tecnici per prestazioni di natura non professionale da parte di cori, bande musicali e filodrammatiche che perseguono finalità dilettantistiche, e quelli erogati nell'esercizio diretto di attività sportive dilettantistiche dal CONI, dalle Federazioni sportive nazionali, dall'Unione Nazionale per l'Incremento delle Razze Equine (UNIRE), dagli enti di promozione sportiva e da qualunque organismo, comunque denominato, che persegua finalità sportive dilettantistiche e che da essi sia riconosciuto”.

A questo punto occorre chiarire cosa differenzia una attività sportiva dilettantistica da una professionistica (per la quale non è applicabile il regime di favore ex legge 342/2000). Su questa delicata ed annosa questione l'orientamento della dottrina è che la distinzione tra attività professionistica e dilettantistica è legata al concetto di "prevalenza". In altre parole, caso per caso e facendo riferimento alle qualificazioni date dalle singole federazioni, premesso che lo svolgimento continuativo ed oneroso di una prestazione sportiva non può essere considerato di esclusiva prerogativa dello sportivo professionista, si dovrà considerare "come professionistica la prestazione esercitata prevalentemente od esclusivamente dietro un compenso che fornisca la fonte principale di sostentamento all’atleta e che, in concreto, sia di importo superiore al limite imponibile, esente da I.R.P.E.F. (e non cumulabile con altro reddito) fissato per i rimborsi spesa degli sportivi dilettanti”

D.i.a. Danza

Certe cose si possono dire con le parole, altre con i movimenti. Ci sono anche dei momenti in cui si rimane senza parole, completamente perduti e disorientati, non si sa più che cosa fare. A questo punto comincia la danza.

Pina Bausch





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